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martedì 3 aprile 2007

EMOTIVITA' VS RAZIONALITA' NELLA PUBBLICITA' ON LINE

La domanda è: per realizzare una pubblicità efficacie è meglio puntare sull'emotivita' oppure sulla razionalita'? Nel caso del web pare proprio che la risposta migliore sia la seconda.




I limiti naturali della memoria umana Uno dei principali ostacoli della comunicazione è la memoria umana. La capacità di memorizzazione delle informazioni è di fatto molto scarsa. Far arrivare a destinazione un messaggio pubblicitario è quindi un’operazione molto complessa e difficile da attuare. La complessità aumenta con la crescita del rumore, del frastuono della concorrenza. La memoria umana riesce a ricordare soltanto il 10% di quello che legge. Questa capacità aumenta al 20% quando si ascolta una lunga spiegazione, al 30% quando si ascolta e si ascolta come parte di un grande pubblico anonimo. Schizza al 70% se si è parte attiva in una discussione con più persone. Si arriva al 90% soltanto se si sta insegnando in prima persona.




La comunicazione sul web Basti questo per comprendere la difficoltà della comunicazione sul web che si concretizza in un momento in cui la relazione è diretta ma impersonale. L'utente non vede l'interlocutore, non lo ascolta, non interagisce in modo coinvolgente. Tutt'altro, nel web gli utenti vivono come protetti dall'asincronia della comunicazione e da una sorta di anonimato che permette loro di costruirsi una doppia o una tripla identità.



Emotività vs Razionalità sul web Utilizzare la leva dell’emotività è controproducente sul web. Il contesto virtuale non favorisce il raggiungimento di questi obiettivi. Il web gioca un ruolo importante soprattutto nella concretizzazione commerciale di una negoziazione tra azienda e cliente. Durante la navigazione online un utente valuta razionalmente un prodotto, le sue caratteristiche, i suoi vantaggi, lo compara con la concorrenza, stampa la pagina e infine decide per l’acquisto. L'utente non segue un percorso emotivo ma puramente razionale. Nel web vince il puro pensiero. Certamente, sul web è possibile veicolare anche una campagna in stile branding o per costruire brand awareness ma le sue vere potenzialità sono altre. Comunicazioni chiare, stringate ed esaustive, ragionamenti lineari e infine una call to action ben evidente per entrare in contatto con l’azienda. Detto in poche parole e-CRM, acronimo meno conosciuto del banner ma sicuramente più utile per rendere profittevoli i propri investimenti online.

L'INDUSTRIA HI-TECH SEGUE IL "GUERRIGLIA MARKETING"


L’industria dell’hi-tech e dell’elettronica di consumo è attualmente una tra le più prolifiche in fatto di pubblicità rivolta al consumatore finale. Spot televisivi, pagine tabellari su quotidiani e riviste di settore, campagne promozionali all’interno dei punti vendita specializzati: in pratica, tutti gli strumenti più moderni della comunicazione integrata e dell’advertising sono utilizzati in modo pressoché costante dai grandi marchi dell’ICT.
Ma a quale costo? E, soprattutto, con quali risultati? Oltre a fare i conti con i ristretti budget, infatti, sempre più le aziende leader di settore devono anche fare i conti con i ritorni sia in termini di vendita sia in termini di immagine.E spesso i risultati raccolti non sono perfettamente in linea – o, meglio dire, giustificati – con gli investimenti effettuati.
Ecco allora che spuntano nuove forme alternative di comunicazione e di marketing che, a fronte di una spesa più contenuta, sono in grado talvolta di garantire redemption decisamente degne di nota.



Il caso kenwood E’ il caso di Kenwood, l’azienda nota a tutti per gli impianti car stereo e di alta fedeltà, che ha deciso di cavalcare la nuova onda del guerriglia marketing sviluppando una comunicazione di tipo non convenzionale rivolta in particolar modo al pubblico giovane e che vede Internet come principale medium.


La strategia comunicativa Il direttore marketing Mauro Mele definisce così la loro nuova strategia comunicativa: “La nostra strategia comunicativa è basata principalmente sui cosiddetti "mezzi non convenzionali", poco considerati fino a qualche anno fa. Per mezzi non convenzionali intendiamo forme di comunicazione in grado di dare vita al fenomeno del "word of mouth", il passaparola, che riportato sul web assume la connotazione di "viralizzazione". Abbiamo dunque iniziato i primi esperimenti di video diffusi sui cosiddetti siti di inseminazione, o "contenitori" (YouTube e similari), riuscendo a ottenere in tempi brevi risultati al di là di ogni più rosea aspettativa. Restando in tema di "non convenzionale", stiamo puntando molto anche sulle attivittà di guerrilla marketing che, a fronte di investimenti contenuti, consentono di dare buona visibilità al marchio e riscono a sorprendere il consumatore, incrementando così il suo livello di attenzione, obiettivo difficile da conseguire con l'impiego di mezzi di comunicazione eccessivamente affollati, come la stampa o la televisione”.



Come è nata
"Questo nuovo tipo di comunicazione è nato in seguito a un' indagine quali-quantitativa sul consumatore commissionata ad un'agenzia esterna, volta a definire quale fosse la brand image di Kenwood. Il risultato ha evidenziato come Kenwood fosse uno dei marchi più noti del mercato dell' elettronica di consumo, ritenuto particolarmente affidabile e "sicuro". Tuttavia il marchio aveva una correlazione troppo serrata con un mondo "adulto", mentre il mercato che volevamo colpire era caratterizzato da un target giovanile, composto principalmente da individui fra i 18 e 35 anni. Ecco quindi la necessità di parlare una lingua giovane e con i mezzi principalmente utilizzati dal target precedentemente indicato per acquisire informazioni: il web”.


I risultati “Alcune indagini di mercato hanno evidenziato che più del 50% degli individui intenzionati all'acquisto di un prodotto "tecnologico" utilizza il web per reperire informazioni nella fase conoscitiva che precede l'acquisto stesso. La percentuale sale ulteriormente, arrivando sino al 60%, se il panel di riferimento diventa la fascia di età 18-40, che in pratica coincide con il nostro target di riferimento. Dopotutto un prodotto tecnologico, a differenza di quello che accade in campo alimentare o nell'abbigliamento, può in genere essere facilmente comparato con un altro semplicemente andando ad allineare le varie specifiche ed il prezzo. I risultati non si sono fatti attendere: filmati realizzati con un budget di 15-20 mila euro hanno totalizzato quasi 9 milioni di visioni, portando la nostra società a proseguire nella strategia di utilizzare mezzi di comunicazione non convenzionali, specie per il marchio Kenwood”.



sabato 31 marzo 2007

WEB E NUOVI MEDIA CAMBIERANNO VOLTO ALL' ADVERTISING


Per cercare di comprendere meglio il rapporto "pubblicità-new media" è stato effettuato uno studio dalla International Advertising Asocciation (Italian Charter), una realtà globale che riunisce singoli professionisti ed imprese operanti nel marketing e nella comunicazione, in collaborazione con la società di ricerche italiana Nextplora che ha esaminato un campione di 420 persone rappresentative della popolazione Internet mondiale, fra lo scorso dicembre e la fine di febbraio 2007.
Cambia il «media mix» degli investimenti La ricerca, che ha cercato di capire in definitiva le nuove tendenze che portano alle scelte di investimento sui diversi canali di comunicazione e perché l'utilizzo di nuove tecnologie di advertising richieda competenze specifiche, ha detto in assoluto che Internet, Web advertising, motori di ricerca e new media in genere sono i fenomeni che più di ogni altro sono percepiti come reali innovazioni dalla stragrande maggioranza degli addetti ai lavori consultati. Una seconda macro tendenza in atto riguarda quindi l'impatto a venire esercitato dalle campagne pubblicitarie e di marketing promosse con strumenti digitali e online sul cosiddetto "media mix", che verrà sensibilmente ribilanciato; nei prossimi cinque anni, afferma lo studio, gli investimenti in advertising sui nuovi canali di interazione con il pubblico (Web Tv, Mobile Tv e anche i siti di social networking fra questi) cresceranno infatti molto più di quelli veicolati tramite quelli tradizionali, dando per assodato che i consumatori accetteranno di ricevere gli spot su telefonini e programmi pay per view. La Tv, in ogni caso, seppur perdendo qualche colpo rimarrà nel medio periodo (entro il 2012) il mezzo che assorbirà la percentuale più alta (circa un terzo) della spesa in advertsing globale, seguito dalla carta stampata (che oscillerà intorno al 25%); i new media e Internet, però, raddoppieranno o quasi in cinque anni le rispettive quote per arrivare a coprire in modo equo oltre il 20% del gettito pubblicitario. E questo sarebbe, se dovesse effettivamente materializzarsi, un cambiamento epocale per questa industry.
La killer application per la pubblicità di domani? La Tv a pagamento Il messaggio che partorisce dallo studio promosso dalla Iaa è quindi in sostanza il seguente: i nuovi media sono sin d'oggi universalmente riconosciuti come il principale canale in cui far convergere gli investimenti pubblicitari e lo studio ha quindi individuato alcune tendenze che andranno a caratterizzarne la sempre più vasta diffusione. Circa due terzi degli intervistati, per esempio, ritengono che l'advertising veicolato attraverso i servizi di IpTv (la Tv via Internet) e i telefoni cellulari si aggiungerà a quello tradizionale sulla Tv (e non ne sarà un'alternativa) e sono al tempo stesso dell'idea che i network televisivi perderanno, nei prossimi tre anni, audience e introiti pubblicitari. La stessa entità del campione è inoltre convinta che i consumatori daranno via libera all'invio di messaggi pubblicitari via Sms e Mms sui propri terminali mobili in cambio dell'accesso gratuito a video, musica e informazioni in formato digitale. Le «killer application» della nuova era dell'advertsing «one to one» sembrano possano essere la Tv on demand e quella in Pay per View, i media che più degli altri, entro il 2010, avranno l'impatto maggiore non solo sul volume d'affari globale della spesa pubblicitaria ma anche sui livelli di audience e sulle preferenze degli utenti. La Mobile Tv, invece, è per il campione il media che potrà sviluppare i maggiori benefici in termini di fatturato.La disponibilità di nuove tecnologie e di nuovi modelli di creazione/distribuzione delle campagne si porta però dietro, e questo è l'ultima considerazione emersa dallo studio, la necessità di figure professionali (media planner in testa) con forti competenze in materia di new media. Ed ecco quindi che molte delle più importanti aziende di questo settore sono più che pronte ad aprire il portafoglio per investire in mirati programmi di formazione ed education dei propri dipendenti.



giovedì 29 marzo 2007

Ampia offerta formativa

Si conclude questa settimana il nostro viaggio tra i principali centri d'istruzione del nostro territorio, che via via ci ha portato a conoscere i dati dei nuovi iscritti e le offerte formative presso l'Istituto Comprensivo di Nizza. Ultima tappa non può che essere, ora, la sede per eccellenza degli studi superiori a Nizza, ovvero l'I.T.C. Pellati, per ragionieri e geometri, con aggregato il Liceo Scientifico G. Galilei. Le cifre delle preiscrizioni all'anno scolastico 2007/2008, indicative nonostante quello che potrebbe apparire un largo anticipo, vedono i liceali in crescita (77 i prossimi "primini") mentre gli iscritti presso il Pellati rimangono stabili: sono 17 i ragazzi che frequenteranno il corso per ragionieri presso la sede di Nizza, e 22 presso quella di Canelli, mentre 16 intraprenderanno i cinque anni del corso per geometri. La novità per eccellenza dell''Istituto, è ovviamente il passaggio di consegne nel ruolo di dirigente scolastico, precedentemente occupato da Emilio Leonotti, al quale è succeduto Ugo Rapetti, già noto per ricoprire lo stesso ruolo presso l'Istituto "Castigliano" di Asti. Il personale docente ha accolto in maniera favorevole la nuova dirigenza, che ha portato con sé nuove idee in particolare in campo informatico. Tra le attività nell'offerta formativa ci è stato segnalato il laboratorio d'impresa, un'iniziativa mirata alla realizzazione di un'idea imprenditoriale da parte dei ragazzi del corso per ragionieri, mettendo in campo le proprie conoscenze di marketing, scelta del pubblico e strategie commerciali. Alla sua concretizzazione, questa iniziativa ha condotto alcuni ragazzi alla realizzazione di un progetto ben preciso, un bracciale che aiuti le madri nella cura dei neonati: le fasi sono state molteplici, dai questionari presso gli asili alle ipotesi di messa in opera, e i ragazzi presenteranno il progetto a una fiera piemontese, incontrando per la prima volta i potenziali utenti. Sul fronte delle attrezzature didattiche è in progetto un nuovo laboratorio di fisica, per il quale l'Istituto è attivo anche per la ricerca di sponsorizzazioni. Da ricordare le molteplici attività di approfondimento pomeridiano, in campi spesso non coperti dal programma scolastico, ma che potrebbero incuriosire i ragazzi in vista del futuro universitario. È il caso degli incontri curati dal prof. Giancarlo Tonani, dal titolo Il teatro della mente, che a partire dall'illustrazione di temi fondamentali della psicologia si estenderanno a spazi liberi di discussione e strategie di autoriflessione. Tra gli altri progetti del Liceo segnaliamo inoltre la preparazione agli esami di Inglese, PET e First, con la collaborazione di docenti esterni, oltre a iniziative riguardanti la ricerca storica e un progetto congiunto con la Facoltà di Fisica di Alessandria. Al Pellati è inoltre attivo il gioco "Borseting", alla sua sesta edizione, e in generale sia la sede di Nizza che quella di Canelli offrono la possibilità di conseguire l'ECDL, la patente europea del computer. La altre aree coperte sono l'educazione stradale, lo studio della politica internazionale attraverso la visione di quattro film tematici, le olimpiadi di matematica, l'orientamento formativo post-diploma, l'educazione fisica e alimentare e i progetti di gestione e ammodernamento delle biblioteche dell'Istituto. (F.G.)

martedì 20 febbraio 2007

MASTER ON-LINE in Psicologia e Marketing del Turismo

Sono aperte le iscrizioni alla terza edizione 2007 del Master on-line in Psicologia e Marketing del Turismo, un corso altamente innovativo e professionalizzante che il Centro Europeo di Formazione Superiore Ulisse, con sede a Firenze, propone su tutto il territorio italiano, e anche per italiani residenti all'estero tramite strumenti infotelematici (internet) che permettono di seguire il corso a distanza e nel tempo libero.

Le prime due edizioni del Master sono positivamente terminate nel corso del 2006, con un successo inaspettato.E' facile da immaginare grazie alle possibita' di seguire le lezioni a distanza con docente on line e con l'uso delle moderne tecnologie infotelematiche, sia possibile seguire i corsi anche per quelle persone con impegni di lavoro o di famiglia.

Il Master infatti può essere seguito interamente a distanza via Internet (e-learning) in aula virtuale e con podcasting e indirizzato a persone con impegni di lavoro o familiari e che desiderano studiare senza impegni e vincoli di orario o frequenza in aula.L'obiettivo del Master - ci spiega il direttore dei corsi - è centrato sulle strategie di comunicazione, psicologia e sociologia e marketing rivolti al PRODOTTO e ai SERVIZI TURISTICI.

Particolarmente indicato per tutti coloro che operano nel settore turistico, liberi professionisti, titolari di agenzie, ecc. oppure persone che intendano diventare professoinisti di questa innovativa diciplina e che intendano prepararsi per un lavoro promettente e innovativo nel settore, con un occhio di riguardo per le nuove tecnologie info-telematiche e applicazioni dalla scienza della psicologia.

domenica 11 febbraio 2007

Rupert Murdoch al Media Summit di NYC : ‘MySpace genererà profitti'


Ospite dell’annuale Media Summit di New York (7-8 febbraio, McGraw Hill Building), Rupert Murdoch è intervenuto per il keynote odierno (lo aveva preceduto ieri Barry Diller di IAC, InterActiveCorp) e, intervistato da un editorialista di Business Week, ha spaziato dalla politica alla crisi dei quotidiani, dedicando però grande attenzione a Internet e alla strategia di Fox Interactive nei riguardi dei media digitali e del social networking.Sollecitato su quest’ultimo punto, Murdoch ha spiegato che la decisione di investire oltre 540 milioni di dollari in MySpace fu dettata da una semplice considerazione: una parte sempre piu’ consistente del tempo concesso dal pubblico alla televisione andava erodendosi, e la stessa sorte toccava alle entrate pubblicitarie. “Capimmo che era il momento perfetto per agire e rifocalizzarci”. Il magnate di News Corp ha poi previsto che le entrate del gruppo saranno generate, in non più di cinque anni, per il 10% da Internet (oggi i ricavi del Web rispetto al totale sono per il gruppo inferiori all’1%) e che MySpace, che nell’ultimo trimestre ha contribuito in gran parte ai 125 milioni di dollari di entrate, farà ancora meglio quest’anno non appena entrerà in vigore l’accordo con Google per la vendita di keyword sulle pagine della community.Murdoch, che è restato sibillino circa il suo supporto politico ai candidati alla presidenza U.S.A. nel 2008 (pur avendo organizzato un ‘fund raiser’ in favore di Hillary Clinton), non ha avuto invece riserve circa uno dei grandi successi recenti prodotti dai suoi studios, il film “Borat” (interpretato da Sacha Baron Cohen, già Ali G, e in uscita in Italia a marzo): “Se l’ho visto? L’ho visto tre volte e mi ha fatto sbellicare dale risate. La sera, la prima volta, poi siamo andati al ristorante e abbiamo continuato a ridere per tutta la cena. La mattina, a colazione, ridevamo ancora. E’ un film molto intelligente. E no, non credo proprio che distruggerà la nostra cultura…”.

venerdì 9 febbraio 2007

Carosello trent'anni dopo


Nell’era della comunicazione globalizzata, molti comportamenti cosiddetti standard sono indotti proprio dalla pubblicità. La quale non si limita a vantare i pregi di una merce, ma suggerisce stili di vita che non si possono adottare senza l’uso quotidiano di determinati prodotti. In Italia, la propaganda commerciale, che fino agli anni ’40 era essenzialmente composta da affissioni murali e da inserzioni sui giornali, sin dagli inizi del novecento aveva reclutato dei veri e propri maestri della grafica pubblicitaria – da Leonetto Cappiello a Marcello Dudovich e Fortunato Depero – e, nei suoi successi maggiori, aveva invitato un pubblico assai ristretto all’acquisto di beni selezionatissimi: si trattava di sartorie, case automobilistiche e ditte di liquori alle quali i ‘maestri’ sopra citati offrivano tavole ridondanti di dame elegantissime, di militari in ‘drop’ da serata di gala, di signori in frac e cappello a cilindro. Accanto a quelle pagine d’autore, però, nella ‘Domenica del Corriere’ trovavano ospitalità anche messaggi che sollecitavano il consumatore ‘povero’ a combattere gli stenti di una vita aspra con dei callifughi, delle tisane rinfrescanti, delle polveri contro il mal di schiena e degli unguenti contro i geloni. I ‘tamburini’ di questo genere racchiudevano, insomma, la vera ‘Italia preindustriale’, con la sua austerità obbligatoria e i suoi frugali divertimenti (il panettone Motta, il liquore Strega, il formaggino Mio). Tutto ciò cambiò improvvisamente sul finire degli anni ’50, con l’avvento della televisione e delle grandi agenzie pubblicitarie (la Thompson, la Lintas, la Yuong and Rubicam) le quali iniziarono ad applicare alla pubblicità commerciale una vera e propria scienza della comunicazione. I messaggi divennero, infatti, sottilmente ricattatori, sorretti da analisi di psicologia sociale che scandagliavano nel profondo le aspettative degli italiani: chi non usava un certo detersivo rischiava di venir considerato un individuo poco pulito; chi non si prendeva una pausa mangiando un certo genere di biscotti non poteva reggere i ritmi frenetici di una giornata di lavoro; chi non beveva un brandy “che creava un’atmosfera” andava senz’altro incorno a disastrose disavventure amorose. Ma proprio nel momento in cui si stava rischiando un appiattimento tutto italiano ai modelli propagandistici americani, il 3 febbraio 1957 si aprì una nostra inaspettata ‘via nazionale’ alla pubblicità grazie alla nascita di ‘Carosello’, un breve programma televisivo di cui i semiologi di casa nostra si innamorarono perdutamente. In pratica, per fare in modo che la promozione commerciale potesse avere accesso alla fascia massima di ascolto, la Rai decise di chiedere alle ditte interessate di mandare in onda uno ‘spettacolino’ di 155 secondi totalmente scevro da ogni riferimento alla réclame, per poi comprimere in un ‘codino finale’ di soli 35 secondi l’illustrazione del prodotto che si voleva proporre al largo consumo. Si trattò, in sostanza, della ‘salvezza dell’anima non commerciale’ della nostra televisione di servizio. Un’anima che, tuttavia, era ‘bicipite’, poiché da una parte faceva la guardia ai privilegi di quella parte di ceto politico che aveva l’esclusivo controllo sulla Rai e non intendeva in nessun modo essere condizionata, mentre dall’altra continuava a garantire una tradizione culturale accademica e ‘schifiltosa’, che accantonava tutto ciò che non avesse un’ispirazione ‘alta’. Dato un simile contesto, l’inserimento della pubblicità nel nostro palinsesto televisivo finì con il dover obbedire a criteri di particolare cautela. Ed il criterio principale che permise ad una Rai partitica e colta di ‘sporcarsi le mani’ con quella cosa puramente mercantile chiamata pubblicità, si tradusse in una programmazione degli annunci nell’ambito di una rubrica appositamente riservata, allo scopo di assicurare loro la massima efficacia senza interferire con le normali trasmissioni. Tuttavia, quando determinati ‘binari’ vengono fissati in una maniera troppo rigida, si finisce con lo stuzzicare l’intelligenza e la fantasia degli ‘artisti’ che, di volta in volta, venivano chiamati non solo a realizzare delle storielle originali, ma anche e soprattutto ad inventare un raccordo coerente con il ‘codino’ pubblicitario, in modo da non isolarlo totalmente in un messaggio melenso o poco comprensibile. Ecco, dunque, la descrizione storica su come nacque ‘Carosello’: chi non ricorda con nostalgia le deliziose gemelle Kessler che danzavano inguainate nelle calze Omsa? O lo spietato Ubaldo Lai – devo questa ‘rimembranza’ a Bobo Craxi, l’unico che ha saputo ricordare, in una giornata di accese discussioni alla Camera dei Deputati, il nome del grande attore che interpretava il ‘duro’ Tenente Sheridan – che tracannava il suo vigoroso Biancosarti? E il piccolo pulcino Calimero, che ridiventava bianco allorquando veniva immerso nella schiuma del detersivo Ava, dove lo mettiamo? E l’infallibile ispettore Rock, un poliziotto completamente calvo che non aveva mai commesso errori in vita sua, tranne quello di non spalmarsi in testa la brillantina Linetti? Indimenticabile. Non sempre la ‘fusione’ tra intrattenimento e proposta pubblicitaria riusciva perfettamente: a volte, quanto più un attore era simpatico e conosciuto o un cartone animato particolarmente suggestivo e divertente, tanto meno lo spettatore li associava al prodotto che gli inserzionisti volevano vendere. Così capitò, ad esempio, con i pupazzi conici Carmencita e Caballero o con gli sferici abitanti del pianeta Papalla, usciti dalla versatile matita di Armando Testa, i quali procurarono assai poca celebrità al caffè Lavazza e ai televisori Philco. In ogni caso, confortato da un successo inesauribile, nel gennaio del 1977 Carosello si dovette accomiatare dal pubblico italiano tra un coro di proteste. Infatti, quel programma aveva avuto il merito di far passare quasi inosservato il bombardamento pubblicitario a cui l’Italia era ormai sottoposta, mitigandone l’invadenza e l’invasività con l’ironia o con le capacità artistiche degli attori che vi si cimentarono. Certamente, il messaggio, di per sé, fu modernizzante: richiamandosi allo schema ‘trinitario’ della famiglia nucleare, ‘Carosello’ portò alla ribalta una mamma seducente che cucinava in quattro e quattr’otto grazie alla carne in scatola, un babbo stile ‘senior executive’ che si rilassava sorseggiando un aperitivo, un bebè che scorrazzava felice per casa infagottato nei suoi pannolini. Non mancarono, inoltre, le enunciazioni rassicuranti, le sfumature tradizionaliste o le proposte di consumo affette da effettivo ‘pentitismo’: si poteva benissimo mettere una ‘tigre nel motore’ e, allo stesso tempo, premunirsi contro il logorio della vita moderna bevendosi una bibita al carciofo. Oppure festeggiare brindando: “Oggigiorno, tutto è una lusinga, dura minga, dura no”! Infine, nel 1975, iniziò a fare capolino anche un genere pubblicitario maggiormente ‘hard’, allorquando apparse, per la prima volta, un cartellone pubblicitario della Jesus jeans in cui campeggiava un vezzoso sedere di donna con sopra lo slogan: “Chi mi ama, mi segua”.